Friday, August 17th, 2007
FAN FIC I don't know how to let you go
ery_chan86 @ 08:20pm
Parlando ieri sera in chat con Vitto (non dovevi chiedere la mia opinione... guarda cos'hai scatenato ^^) ho iniziato a creare una ff mentale sulla rottura tra Jen e Jesse (dove Jesse si vedeva molto poco ma Hugh si vedeva eccome)e mi è venuta voglia di postare la mia ff House/Cameron... l'ho iniziata non so quanto tempo fa per "colpa" di ele e non l'ho mai più finita... chissà magari postandola mi verrà l'ispirazione per andare avanti ;) boh dipende sempre se ne vale la pena.
Author: Ery-chan
Title: I Don't Know How To Let You Go
Pairing: House/Cameron, Wilson/Cuddy, other
Rating: PG-17
Genre: Romance, Angst... tanto Angst
Warnings: Spoiler end Season 2
Summary: E se arrivasse qualcuno al PPTH? Qualcuno che ha un forte interesse per Cameron (qualcuno con gli occhi insomma ^^)? Cosa proverebbe House se qualcuno provasse a portargliela via?
Author's Notes: "I don't know how to let you go" è il titolo di una canzone molto bella che mi ha fatto scoprire ele... Ho scelto questo come titolo anche per ringraziala di aver sopportato quelle lunghissime chattate dove imperversavo per pagine e pagine fino a tardi ^^ sorry sis ;)
Princeton Municipal Airport
"Si avvisano i signori passeggeri del volo 645 ..."
"Sarò a casa tra qualche ora... mi mancate..."
"Mamma... mamma... guarda"
"Pronto... si, sono in aeroporto"
Un brusio incessante.
Voci sconosciute che si confondono fino a diventare solo un suono.
Il terminal dell'aeroporto in fermento.
Uomini d'affari, famiglie, gruppi d'amici, addirittura una scolaresca...
Cameron guardava la pista dall'alto dando la schiena a quei suoni.
Prese il biglietto dalla borsetta ed iniziò a fissarlo come se potesse rispondere alle sue domande.
Pensò alla prima volta che aveva preso in mano un biglietto aereo, quello che le avrebbe cambiato la vita, ricordava ogni dettaglio di quel giorno:
*** FLASH
Era estate, era appena tornata a casa dopo aver trascorso la notte a casa di Derek, era la prima storia dopo la morte di Mike. Erano 5 mesi ormai che stavano insieme, e dopo tanto stava riprendendo a sorridere.
Si erano conosciuti quando faceva l’internato alla clinica Mayo, dove era stata ricoverata la madre del ragazzo. Derek si era specializzato in chirurgia e dopo aver lavorato per due anni a New York era tornato a Chicago per stare vicino alla madre e col tempo aveva trovato un altro motivo per non andare via.
Derek - qualche settimana prima - aveva ricevuto un’ottima proposta per il Seattle Grace Hospital a Washington ma non aveva ancora deciso se accettare o meno. Cameron ormai aveva finito il suo internato e aveva iniziato a spedire curricula. Il ragazzo quella sera le aveva chiesto di trasferirsi con lui e che avrebbe trovato lavoro a Seattle. Sapeva che prima o poi avrebbe avuto la sua grande occasione. Ma lei non aveva ancora risposto, non voleva lasciare la sua casa.
Mise le chiavi nella serratura del portone e prese la posta dalla cassetta senza dare troppa importanza ad una grossa busta gialla.
Corse su per le scale fino al 4 piano incontrando la signora McDugal dell’interno 3b che la salutò con un grande sorriso.
Entrò nell’appartamento, gettò posta e chiavi sul tavolino dell’ingresso, si tolse velocemente la giacca di Jeans e premette il tasto della segreteria telefonica che segnava in memoria 5 messaggi.
Senza fermarsi arrivò in camera e mentre si toglieva velocemente la maglietta la voce di sua madre risuonava dalla segreteria telefonica:
-Tesoro, scusa se ti disturbo ma volevo ricordarti che domani c’è la festa di compleanno di Sam, in questo periodo sei così indaffarata, cerca di non stancarti troppo mi raccomando tesoro-.
Cameron dall’altra stanza sorrideva e ascoltando il secondo messaggio, sempre della madre, scimmiottò scherzosamente la sua voce.
-Tesoro dimenticavo, ricordati di mangiare, sei così magra, richiamami quando torni a casa-
Cameron si diresse in cucina e mise su il caffè.
-Al, sono Gaby domani il compleanno inizia alle 4. Passeresti a prendere la torta da Cookies?
Grazie tesoro a domani, un bacio.
Guardò l’orologio, erano le 9, aveva tutto il tempo, si diresse verso il bagno e aprì l’acqua calda e la vasca iniziò lentamente riempirsi.
La segreteria diede voce ad un altro messaggio.
-Sei appena uscita e già non vedo l’ora di vederti tornare – Era Derek, sorrise – mi hai lasciato un pegno d’amore, ma non credo che starò molto bene con i tuoi orecchini, calcola che non ho il buco alle orecchie – Allison si toccò i lobi, che sbadata li aveva lasciati sul suo comodino, forse aveva ragione sua madre a ricordarle di mangiare. Non riuscì a trattenere un sorriso – Te li riporto stasera, ti amo.
Non era la prima volta che glielo sentiva dire, ma non era ancora pronta per rispondergli a sua volta, non che non provassa qualcosa di profondo per lui ma non riusciva a dirglielo, pensava ancora che fosse a causa di Mike, era stato il primo uomo al quale aveva detto ti amo, non era mai stata brava ad esternare i suoi sentimenti, ma le sembrava troppo presto per dirlo di nuovo e per quanto cercasse di negarlo continuava ad usare l’ex-marito come metro di paragone.
La caffettiera fischiò e Cameron si diresse velocemente dietro il bancone della cucina e riempì una
tazza.
Si diresse verso il tavolino e tra la posta notò la busta, l’aprì senza badare al mittente. Iniziò a leggere portando la tazza alla bocca, ma non riuscì a bere, la tazza le scivolò di mano e cadde a terra rompendosi in mille pezzi mentre la voce della madre risuonava di nuovo nella stanza. Il cuore iniziò a batterle all’impazzata.
- Tesoro, ma stai ancora dormendo? Non hai risposto al mio messaggio, appena puoi richiamami.
Non riusciva a sentire nulla era come se fosse in una bolla.
Aveva presentato la domanda di assunzione senza sperarci troppo ma l’avevano accettata, il Princeton Plasiboro Teaching Hospital l’aveva accettata come membro della squadra del dottor House. Sarebbe dovuta partire il giorno seguente, nella busta c’era un biglietto aereo.
Rilesse la lettera per aver la certezza che non fosse tutto uno scherzo della sua mente. Il suo sorriso si spense all’improvviso. Il New Jersey era lontano, avrebbe dovuto abbandonare la sua famiglia, i suoi amici, Derek. Come avrebbe fatto con Derek? E perché quando aveva letto la lettera il suo primo pensiero era stato ‘dov’è la valigia?’ mente alla proposta di Derek aveva avuto un milione di dubbi? Erano solo scuse?
Si diresse in bagno e si infilò stancamente nella vasca, si sentiva in colpa per tutta quella felicità…
Alle 3e30 era a casa di Gabrielle, sua sorella maggiore.
Aveva 35 anni. Era alta almeno quanto Allison, aveva i capelli corti biondissimi e gli occhi nocciola. Era sposata da 7 anni e quel matrimonio felice le aveva donato due meravigliosi bambini Sam di 5 anni e Kayla di appena 3 anni.
GABRIELLE: Cooooooooosa?
CAMERON: Ehi stai attenta, se fai cadere la torta come farai con quelle piccole macchine divora zucchero di là – disse scherzosamente facendo un cenno con la testa in direzione della porta.
GABRIELLE: Ma Al, ti rendi conto? Il dottor House è conosciuto in tutto lo Stato.
CAMERON: Dì pure in tutti gli Stati - rise
GABRIELLE: Finalmente hai la tua occasione, oddio sorellina sono felicissima per te – e detto questo l’abbracciò forte.
CAMERON: Ehi Gaby non piangere.
GABRIELLE: Ma Princeton è così lontana…
CAMERON: Ci sono gli aerei
GABRIELLE: Era il sogno di…
CAMERON la interruppe e le posò una mano sulla spalla: Si. Lo so
GABRIELLE asciugandosi le lacrime col grembiule e sorridendo: Come l’ha presa Derek?
***
L’autoparlante dell’aeroporto richiamò la sua attenzione con quel suono fastidioso e la fece ridestare dai sui pensieri.
Appoggiò delicatamente la mano al vetro freddo mentre i suoi occhi fissavano un punto vuoto nel cielo.
Di lì a poco sarebbe piovuto.
Come quel giorno quando aveva lasciato il Midwest, Chicago, la sua casa, le persone che amava, un uomo… il cielo era triste, tutto come quel giorno, si stava lasciando alle spalle le stesse cose di allora.
Con un sospiro la fronte seguì la mano appoggiandosi anch'essa alla parete trasparente.
***FLASH
Le pareti del reparto di diagnostica.
Le veneziane che si chiudono velocemente.
Chiuse gli occhi premendoli forte per scacciare quel pensiero prima che potesse riaffiorare abbassando la testa.
Con lo sguardo basso fece mezzo giro su se stessa in modo da trovarsi a dare la schiena alla pista.
Doveva essere arrivato un volo. Una ragazza si faceva largo tra la gente; corse verso il gate letteralmente travolgendo una signora che borbottò qualcosa sull'esuberanza giovanile. La ragazza intravide quello che doveva essere "il suo obiettivo" e si lanciò al collo del ragazzo moro che lasciò cadere un borsone a terra per accoglierla tra le sue braccia e sprofondare il volto tra i suoi capelli rossi mentre lei sollevando le gambe lasciava che lui la facesse ruotare.
Dei passi si fermarono alla sua destra.
Una mano posò a terra una grossa valigia.
Cameron l'aveva sentito avvicinarsi ma non disse una parola.
L'uomo appoggio la schiena accanto a lei.
Spalla a spalla.
Lui la stava guardando senza cercare il suo sguardo ma lei si girò incontrando i suoi occhi e mostrando un sorriso cercando di renderlo - inutilmente - il più sereno possibile.
Lui rispose come meglio poteva e lei ritornò a guardare un punto indefinito.
Sentiva un dolore lancinante in ogni parte del suo corpo, come se qualcosa dentro di lei cercasse di attirare la sua attenzione e di farla ritornare sui suoi passi.
Fu lui a parlare per primo e a rompere quel frastornante silenzio.
WILSON: Sei sicura di quello che stai facendo?
Cameron dischiuse lievemente le labbra incamerando aria, guardò le sue scarpe per qualche istante.
CAMERON: Devo farlo.
Alzò lo sguardo. Fisso, sicuro davanti a sé.
Wilson la guardò tra il preoccupato e lo stupito.
Quando era diventata così forte?
Si diede una lieve spinta e staccò la schiena dalla parete.
Si tolse il cappotto, lo posò sulla valigia e si sedette su una delle poltroncine accanto ad essa.
Appoggiò i gomiti alle ginocchia e le sue dita iniziarono a massaggiare le tempie mentre dondolava il suo corpo avanti e indietro.
Wilson la guardava. Aveva un paio di jeans chiari che si adattavano perfettamente alla sua figura una maglietta rosa tenue che le arrivava poco più sopra del metà coscia, stretta al petto si allargava ricadendo con lunghezze diverse e sopra un maglioncino bianco di lana corto fin sotto il seno chiuso con due grandi bottoni.
I capelli le ricadevano lisci e lunghissimi sulle spalle.
Si, era cambiata molto nell'ultimo periodo.
Wilson si avvicinò velocemente sorpassandola e sedendosi accanto a lei. Mise una mano su quella della ragazza che, continuando a dondolare nervosamente, aveva iniziato a torturare le maniche del maglioncino allungandole oltre le sue dita e contorcendolo.
Tensione per il volo o qualcosa di più?
WILSON: Ma ci deve essere una soluzione, lui...
CAMERON: Non lo faccio per lui - lo interruppe - Lo devo a me stessa.
Wilson non riuscì a risponderle che il suo cerca persone suonò
WILSON: Mi dispiace - guardò il display - devo rispondere
CAMERON: Vai pure.
Sorrise comprensiva.
Wilson guardò il tabellone delle partenze
"New York 7:30"
WILSON: C'è ancora tempo, spero di risolvere in meno di mezzora - disse scherzando e agitando il piccolo oggetto che aveva ripreso a suonare.
Wilson scusandosi nuovamente con un cenno si diresse in fretta verso i telefoni pubblici.
Il grande orologio al centro della sala segnava le 7.
CAMERON: - sussurrando a se stessa - Mezz'ora...- il suo sguardo si posò sul nome del volo successivo
"Londra 7:40"- Già...
Lo so, lo so... sono fissata con i flash back ^^
Author: Ery-chan
Title: I Don't Know How To Let You Go
Pairing: House/Cameron, Wilson/Cuddy, other
Rating: PG-17
Genre: Romance, Angst... tanto Angst
Warnings: Spoiler end Season 2
Summary: E se arrivasse qualcuno al PPTH? Qualcuno che ha un forte interesse per Cameron (qualcuno con gli occhi insomma ^^)? Cosa proverebbe House se qualcuno provasse a portargliela via?
Author's Notes: "I don't know how to let you go" è il titolo di una canzone molto bella che mi ha fatto scoprire ele... Ho scelto questo come titolo anche per ringraziala di aver sopportato quelle lunghissime chattate dove imperversavo per pagine e pagine fino a tardi ^^ sorry sis ;)
Of all the things I believe in
I just want to get it over with
tears from behind my eyes
but I do not cry
Counting the days that past me by
Goodbye To You
Intro
Princeton Municipal Airport
"Si avvisano i signori passeggeri del volo 645 ..."
"Sarò a casa tra qualche ora... mi mancate..."
"Mamma... mamma... guarda"
"Pronto... si, sono in aeroporto"
Un brusio incessante.
Voci sconosciute che si confondono fino a diventare solo un suono.
Il terminal dell'aeroporto in fermento.
Uomini d'affari, famiglie, gruppi d'amici, addirittura una scolaresca...
Cameron guardava la pista dall'alto dando la schiena a quei suoni.
Prese il biglietto dalla borsetta ed iniziò a fissarlo come se potesse rispondere alle sue domande.
Pensò alla prima volta che aveva preso in mano un biglietto aereo, quello che le avrebbe cambiato la vita, ricordava ogni dettaglio di quel giorno:
*** FLASH
Era estate, era appena tornata a casa dopo aver trascorso la notte a casa di Derek, era la prima storia dopo la morte di Mike. Erano 5 mesi ormai che stavano insieme, e dopo tanto stava riprendendo a sorridere.
Si erano conosciuti quando faceva l’internato alla clinica Mayo, dove era stata ricoverata la madre del ragazzo. Derek si era specializzato in chirurgia e dopo aver lavorato per due anni a New York era tornato a Chicago per stare vicino alla madre e col tempo aveva trovato un altro motivo per non andare via.
Derek - qualche settimana prima - aveva ricevuto un’ottima proposta per il Seattle Grace Hospital a Washington ma non aveva ancora deciso se accettare o meno. Cameron ormai aveva finito il suo internato e aveva iniziato a spedire curricula. Il ragazzo quella sera le aveva chiesto di trasferirsi con lui e che avrebbe trovato lavoro a Seattle. Sapeva che prima o poi avrebbe avuto la sua grande occasione. Ma lei non aveva ancora risposto, non voleva lasciare la sua casa.
Mise le chiavi nella serratura del portone e prese la posta dalla cassetta senza dare troppa importanza ad una grossa busta gialla.
Corse su per le scale fino al 4 piano incontrando la signora McDugal dell’interno 3b che la salutò con un grande sorriso.
Entrò nell’appartamento, gettò posta e chiavi sul tavolino dell’ingresso, si tolse velocemente la giacca di Jeans e premette il tasto della segreteria telefonica che segnava in memoria 5 messaggi.
Senza fermarsi arrivò in camera e mentre si toglieva velocemente la maglietta la voce di sua madre risuonava dalla segreteria telefonica:
-Tesoro, scusa se ti disturbo ma volevo ricordarti che domani c’è la festa di compleanno di Sam, in questo periodo sei così indaffarata, cerca di non stancarti troppo mi raccomando tesoro-.
Cameron dall’altra stanza sorrideva e ascoltando il secondo messaggio, sempre della madre, scimmiottò scherzosamente la sua voce.
-Tesoro dimenticavo, ricordati di mangiare, sei così magra, richiamami quando torni a casa-
Cameron si diresse in cucina e mise su il caffè.
-Al, sono Gaby domani il compleanno inizia alle 4. Passeresti a prendere la torta da Cookies?
Grazie tesoro a domani, un bacio.
Guardò l’orologio, erano le 9, aveva tutto il tempo, si diresse verso il bagno e aprì l’acqua calda e la vasca iniziò lentamente riempirsi.
La segreteria diede voce ad un altro messaggio.
-Sei appena uscita e già non vedo l’ora di vederti tornare – Era Derek, sorrise – mi hai lasciato un pegno d’amore, ma non credo che starò molto bene con i tuoi orecchini, calcola che non ho il buco alle orecchie – Allison si toccò i lobi, che sbadata li aveva lasciati sul suo comodino, forse aveva ragione sua madre a ricordarle di mangiare. Non riuscì a trattenere un sorriso – Te li riporto stasera, ti amo.
Non era la prima volta che glielo sentiva dire, ma non era ancora pronta per rispondergli a sua volta, non che non provassa qualcosa di profondo per lui ma non riusciva a dirglielo, pensava ancora che fosse a causa di Mike, era stato il primo uomo al quale aveva detto ti amo, non era mai stata brava ad esternare i suoi sentimenti, ma le sembrava troppo presto per dirlo di nuovo e per quanto cercasse di negarlo continuava ad usare l’ex-marito come metro di paragone.
La caffettiera fischiò e Cameron si diresse velocemente dietro il bancone della cucina e riempì una
tazza.
Si diresse verso il tavolino e tra la posta notò la busta, l’aprì senza badare al mittente. Iniziò a leggere portando la tazza alla bocca, ma non riuscì a bere, la tazza le scivolò di mano e cadde a terra rompendosi in mille pezzi mentre la voce della madre risuonava di nuovo nella stanza. Il cuore iniziò a batterle all’impazzata.
- Tesoro, ma stai ancora dormendo? Non hai risposto al mio messaggio, appena puoi richiamami.
Non riusciva a sentire nulla era come se fosse in una bolla.
Aveva presentato la domanda di assunzione senza sperarci troppo ma l’avevano accettata, il Princeton Plasiboro Teaching Hospital l’aveva accettata come membro della squadra del dottor House. Sarebbe dovuta partire il giorno seguente, nella busta c’era un biglietto aereo.
Rilesse la lettera per aver la certezza che non fosse tutto uno scherzo della sua mente. Il suo sorriso si spense all’improvviso. Il New Jersey era lontano, avrebbe dovuto abbandonare la sua famiglia, i suoi amici, Derek. Come avrebbe fatto con Derek? E perché quando aveva letto la lettera il suo primo pensiero era stato ‘dov’è la valigia?’ mente alla proposta di Derek aveva avuto un milione di dubbi? Erano solo scuse?
Si diresse in bagno e si infilò stancamente nella vasca, si sentiva in colpa per tutta quella felicità…
Alle 3e30 era a casa di Gabrielle, sua sorella maggiore.
Aveva 35 anni. Era alta almeno quanto Allison, aveva i capelli corti biondissimi e gli occhi nocciola. Era sposata da 7 anni e quel matrimonio felice le aveva donato due meravigliosi bambini Sam di 5 anni e Kayla di appena 3 anni.
GABRIELLE: Cooooooooosa?
CAMERON: Ehi stai attenta, se fai cadere la torta come farai con quelle piccole macchine divora zucchero di là – disse scherzosamente facendo un cenno con la testa in direzione della porta.
GABRIELLE: Ma Al, ti rendi conto? Il dottor House è conosciuto in tutto lo Stato.
CAMERON: Dì pure in tutti gli Stati - rise
GABRIELLE: Finalmente hai la tua occasione, oddio sorellina sono felicissima per te – e detto questo l’abbracciò forte.
CAMERON: Ehi Gaby non piangere.
GABRIELLE: Ma Princeton è così lontana…
CAMERON: Ci sono gli aerei
GABRIELLE: Era il sogno di…
CAMERON la interruppe e le posò una mano sulla spalla: Si. Lo so
GABRIELLE asciugandosi le lacrime col grembiule e sorridendo: Come l’ha presa Derek?
***
L’autoparlante dell’aeroporto richiamò la sua attenzione con quel suono fastidioso e la fece ridestare dai sui pensieri.
Appoggiò delicatamente la mano al vetro freddo mentre i suoi occhi fissavano un punto vuoto nel cielo.
Di lì a poco sarebbe piovuto.
Come quel giorno quando aveva lasciato il Midwest, Chicago, la sua casa, le persone che amava, un uomo… il cielo era triste, tutto come quel giorno, si stava lasciando alle spalle le stesse cose di allora.
Con un sospiro la fronte seguì la mano appoggiandosi anch'essa alla parete trasparente.
***FLASH
Le pareti del reparto di diagnostica.
Le veneziane che si chiudono velocemente.
Chiuse gli occhi premendoli forte per scacciare quel pensiero prima che potesse riaffiorare abbassando la testa.
Con lo sguardo basso fece mezzo giro su se stessa in modo da trovarsi a dare la schiena alla pista.
Doveva essere arrivato un volo. Una ragazza si faceva largo tra la gente; corse verso il gate letteralmente travolgendo una signora che borbottò qualcosa sull'esuberanza giovanile. La ragazza intravide quello che doveva essere "il suo obiettivo" e si lanciò al collo del ragazzo moro che lasciò cadere un borsone a terra per accoglierla tra le sue braccia e sprofondare il volto tra i suoi capelli rossi mentre lei sollevando le gambe lasciava che lui la facesse ruotare.
Dei passi si fermarono alla sua destra.
Una mano posò a terra una grossa valigia.
Cameron l'aveva sentito avvicinarsi ma non disse una parola.
L'uomo appoggio la schiena accanto a lei.
Spalla a spalla.
Lui la stava guardando senza cercare il suo sguardo ma lei si girò incontrando i suoi occhi e mostrando un sorriso cercando di renderlo - inutilmente - il più sereno possibile.
Lui rispose come meglio poteva e lei ritornò a guardare un punto indefinito.
Sentiva un dolore lancinante in ogni parte del suo corpo, come se qualcosa dentro di lei cercasse di attirare la sua attenzione e di farla ritornare sui suoi passi.
Fu lui a parlare per primo e a rompere quel frastornante silenzio.
WILSON: Sei sicura di quello che stai facendo?
Cameron dischiuse lievemente le labbra incamerando aria, guardò le sue scarpe per qualche istante.
CAMERON: Devo farlo.
Alzò lo sguardo. Fisso, sicuro davanti a sé.
Wilson la guardò tra il preoccupato e lo stupito.
Quando era diventata così forte?
Si diede una lieve spinta e staccò la schiena dalla parete.
Si tolse il cappotto, lo posò sulla valigia e si sedette su una delle poltroncine accanto ad essa.
Appoggiò i gomiti alle ginocchia e le sue dita iniziarono a massaggiare le tempie mentre dondolava il suo corpo avanti e indietro.
Wilson la guardava. Aveva un paio di jeans chiari che si adattavano perfettamente alla sua figura una maglietta rosa tenue che le arrivava poco più sopra del metà coscia, stretta al petto si allargava ricadendo con lunghezze diverse e sopra un maglioncino bianco di lana corto fin sotto il seno chiuso con due grandi bottoni.
I capelli le ricadevano lisci e lunghissimi sulle spalle.
Si, era cambiata molto nell'ultimo periodo.
Wilson si avvicinò velocemente sorpassandola e sedendosi accanto a lei. Mise una mano su quella della ragazza che, continuando a dondolare nervosamente, aveva iniziato a torturare le maniche del maglioncino allungandole oltre le sue dita e contorcendolo.
Tensione per il volo o qualcosa di più?
WILSON: Ma ci deve essere una soluzione, lui...
CAMERON: Non lo faccio per lui - lo interruppe - Lo devo a me stessa.
Wilson non riuscì a risponderle che il suo cerca persone suonò
WILSON: Mi dispiace - guardò il display - devo rispondere
CAMERON: Vai pure.
Sorrise comprensiva.
Wilson guardò il tabellone delle partenze
"New York 7:30"
WILSON: C'è ancora tempo, spero di risolvere in meno di mezzora - disse scherzando e agitando il piccolo oggetto che aveva ripreso a suonare.
Wilson scusandosi nuovamente con un cenno si diresse in fretta verso i telefoni pubblici.
Il grande orologio al centro della sala segnava le 7.
CAMERON: - sussurrando a se stessa - Mezz'ora...- il suo sguardo si posò sul nome del volo successivo
"Londra 7:40"- Già...
Goodbye to you
Goodbye to everything I thought I knew
You were the one I love
The one thing that I tried to hold on to
Lo so, lo so... sono fissata con i flash back ^^
Mood:
embarrassed
Music: Sarah McLachlan - I Know How To Let You Go
embarrassed
Music: Sarah McLachlan - I Know How To Let You Go
(no subject)
Anonymous on Friday, August 17th, 2007 @ 8:13 pm
sto cercando di formulare un pensiero coerente ma non mi viene! XD
(no subject)
Goodbye To You
Anonymous on Friday, August 17th, 2007 @ 8:40 pm
finalmente riesci a pubblicare qualcosa... ih ih ih
Comunque questa introduzione mi ha presa moltissimo, sono, ormai ^_^, troppo curiosa di sapere come va avanti... sisi quindi metticela tutta (e sbrigati! ih hi ih)
domen
Re: Goodbye To You
I capitoli fino al 6 sono pronti... però se posto tutto ora... devo trovare l'ispirazione per prosguire!!! ;) Ho in mente troppe idee e nn so bene come buttarle giu!!!
Re: Goodbye To You
Anonymous on Friday, August 17th, 2007 @ 9:37 pm
Certo che non devi mettere tutti e 6 i capitoli adesso, li metterai pian piano...
domen
Re: Goodbye To You
Anonymous on Saturday, August 18th, 2007 @ 9:21 am
sn qui a godermi e a rodermi su un'altra tua ff.. !!
quoto ele e aggiungo.. che bello avere wilson in scena..
adoro il + grande shipper(nn realmente esistente)hameron..
ah ah XD XD!! wilson è troppo il ns alter-ego in house Xd XD!! vai wilsom, che il cotton sia con te!!
Re: Goodbye To You
Anonymous on Saturday, August 18th, 2007 @ 9:22 am
Re: Goodbye To You
Si Wilson ci sarà eccome!!! Amo troppo Jimmy per non dargliil più spazio possibile... vorrei che fosse così anche nel TF ma purtroppo fa il pendlare :cry:
Wow quanti commenti però.. mi fate arrossire!!!
Tra qualche giorno metto su il nuovo cap ^^ il primo così si entra nel vivo e si inizia a scoprire perché Cam è all'aeroporto... dovremo tornare un po indietro nel tempo ;)
E poi tanti flash back visto che Shore nn ha spiegato praticamente niente posso sbizzarrirmi... ;)